ABSTRACT Materiali: Tessuto, metallo, gommapiuma.
Luogo: Museo Riso
Artista: Aurora Amorelli
Titolo: Oltre il piano reale
Aurora Amorelli, nata a Caltanissetta nel 2000, sviluppa una ricerca artistica incentrata sul rapporto tra forma, materia e spazio. Le sue opere nascono dalla traduzione di una visione interiore in una presenza plastica essenziale, capace di instaurare un dialogo con il contesto espositivo. La sua ricerca si sviluppa a partire da un’indagine sulla materia e sulle sue possibilità trasformative. Elemento centrale della sua pratica è la gommapiuma, materiale sintetico scelto per la sua duttilità e per la capacità di assumere configurazioni organiche, curve e sinuose. La sua leggerezza viene posta in relazione con materiali dalle caratteristiche opposte – tessuto catarifrangente, bulloni metallici, fili di trazione – dando origine a un sistema di tensioni tra peso e leggerezza, rigidità e morbidezza, equilibrio e instabilità. Negli ultimi anni, la ricerca di Amorelli si è concentrata in particolare sul tema della dualità, intesa come coesistenza di forze opposte e complementari. Consapevolezza e inconscio, unione e separazione, tensione e armonia diventano polarità attraverso cui interrogare l’identità e la complessità dell’esperienza umana. Gli opposti non si risolvono in una contrapposizione, ma convivono all’interno di un sistema dinamico e interdipendente, nel quale ciascun elemento acquista significato attraverso la relazione con il proprio contrario. Nell’intervento concepito per la vetrina di Palazzo Riso, gommapiuma, tessuto catarifrangente, bulloni di metallo e fili di trazione trasformano temporaneamente la parete di fondo in un campo di forze. L’opera cristallizza un processo di sperimentazione tra materia, tensione e movimento, ridefinendo lo spazio espositivo e invitando lo sguardo a confrontarsi con percezioni molteplici e instabili del reale.
L’intervento di Aurora Amorelli, per il progetto “Glass-room: arte in trasparenza” si inserisce in una ricerca che esplora la materia, sia essa naturale o artificiale, come interlocutore attivo del processo creativo. Questa capacità di seguire la vita dei materiali mentre si lavora con essi, di misurarsi in un dialogo reciproco abitando uno spazio di creatività e pensiero insieme ai materiali stessi, è quella che Tim Ingold considera “l’arte dell’indagare”, di cui gli artisti sono i massimi praticanti.
Amorelli mette alla prova nella dimensione ambientale della vetrina un’intuizione sperimentata in precedenti lavori: la ricerca della forma della pressione pura impressa su materiali dalle caratteristiche contrapposte, indefinibile a priori perché determinata ogni volta dalla relazione tra spazio, materia e azione che trova un equilibrio nella tensione contrapposta delle rispettive forze.
E così sulla parete ricoperta da una superficie di gommapiuma, che non vediamo ma di cui percepiamo le caratteristiche fisiche, è fissato un tessuto catarifrangente tramite una trama regolare di bulloni e trazioni meccaniche. Questa va a formare la lavorazione capitonné dell’arte tappezziera, restituendoci una materia che conosciamo ma che qui vediamo liberata dal suo contesto d’uso e dalle sue connotazioni sociali, in una misura sorprendente di cui non possiamo individuare la funzione, e composta da materiali sintetici, duri, quasi respingenti nella loro rimandare ai contesti del lavoro, del pericolo.
Al centro della composizione si apre una fessura, segno esplicito che l’intervento genera il suo senso nella relazione spettatoriale, effimera e individuale ma fondamentale perché è lì, nella percezione di chi ha accolto una visione inaspettata nello spazio pubblico, che si compie il passaggio oltre il piano reale che l’opera vuole mettere in scena.
L’opera dunque, con il suo materiale così artificiale e sottoposto ad un lavoro compositivo preciso, non per questo meno vibrante, per citare la nota definizione di Jane Bennet sulla capacità di azione della materia, agisce come un secondo livello di soglia percettiva, un portale, nello scarto intraducibile che rimane tra ciò che percepiamo e ciò che possiamo concettualizzare. Qui sta la dimensione che l’artista identifica con l’assurdo, in cui l’interpretazione del reale deve sospendersi per abitare l’enigma di un mondo che esiste al di là di qualsiasi impossibile tentativo di racchiuderne le potenzialità.
Where
Via Vittorio Emanuele 365, Palermo