Attraverso una pratica che spazia tra installazione, video e performance, Gaia De Megni (Santa Margherita Ligure, 1993) indaga le possibilità dell’immagine rileggendo le rappresentazioni storiche e contemporanee della cultura visiva. La sua ricerca guarda in particolare all'archivio cinematografico e digitale come a un dispositivo che trasmette valori e concorre a costruire modelli culturali. Maria's Dream, nuovo lavoro dell'artista e opera vincitrice di ArteVisione 2024 – progetto prodotto da Careof – sposta questa indagine su un terreno più intimo, dove memoria familiare e cinema italiano si intrecciano.
Al centro dell'opera è la decostruzione del divismo, ovvero delle strutture e delle aspettative che il cinema ha edificato intorno alla rappresentazione del femminile. Girato in pellicola 16 mm, il video prende la forma, come in un sogno a occhi aperti, di una ricerca interiore e personale: quella del luogo di sepoltura di Monica Vitti. Sullo sfondo, una passeggiata tra i viali del Cimitero monumentale del Verano, a Roma: una ricerca condotta senza l'ausilio di internet, che si fa via via più intensa fino a diventare il pretesto per un voice-over in cui madre e figlia si confrontano sul loro rapporto. Dalla conversazione affiorano differenze caratteriali e generazionali, che si aprono a un tema più ampio come il ruolo della donna nella società contemporanea. Protagonista del dialogo è la figura di Monica Vitti, emblema dell'antidiva nel cinema italiano e interprete di grandi opere, tra cui quelle di Michelangelo Antonioni. Nel suo lavoro l'attrice ha cercato di sottrarre i suoi personaggi alla fissità dell'icona, incrinando dall'interno il meccanismo stesso del divismo.
Vitti si fa così presenza concreta nella conversazione, e il racconto diventa occasione di incontro tra due sguardi e due posture differenti. A dare il tono al video è un'atmosfera al tempo stesso eterea e avvolgente: la macchina da presa attraversa viali, statue e cappelle in una luce rarefatta e sospesa, facendo del cimitero una presenza viva nella narrazione.
Il divismo si rivela così un sistema di convenzioni che ha prescritto al femminile una precisa collocazione; De Megni ne porta allo scoperto i meccanismi e ne fa un terreno critico per ripensare lo sguardo collettivo.
Dove
Via Nizza, 138, 00198 Roma