Il progetto espositivo “Lumen ex terra” propone l’inserimento di una significativa selezione di opere del maestro Helidon Xhixha all’interno delle architetture delle Case Romane del Celio, configurandosi come un intervento volto ad attivare una relazione tra scultura contemporanea e spazio archeologico. Non si tratta di un semplice accostamento tra epoche, né di un contrasto tra linguaggi, ma di un processo in cui l’opera contemporanea diventa strumento di lettura del luogo.
In questo senso, è il linguaggio di Xhixha a costituire il principio generativo dell’esperienza: le sue sculture non si limitano a occupare lo spazio, ma lo interpretano e lo riattivano. Le Case Romane del Celio, con la loro complessa e straordinaria stratificazione architettonica e i preziosi cicli di pittura parietale che documentano l’evoluzione degli ambienti domestici tra età imperiale e tarda antichità, offrono un contesto in cui architettura e immagine operano come sistema unitario. Le superfici dipinte, infatti, ampliavano percettivamente lo spazio attraverso dispositivi illusionistici e costruzioni figurative, trasformando l’ambiente in esperienza visiva.
È proprio su questo principio che si innesta con forza la ricerca di Xhixha. Le sue sculture in acciaio inox lucidato a specchio introducono un dispositivo percettivo fondato sul riflesso, inteso non come semplice restituzione dell’immagine, ma come processo attivo di amplificazione, deformazione e riscrittura del visibile. Le opere non si configurano come oggetti autonomi ma come superfici sensibili e reattive, capaci di assorbire lo spazio e restituirlo trasformato, intensificato, moltiplicato.
Attraverso il riflesso delle opere dell’artista, murature, affreschi, volte e percorsi sotterranei vengono incorporati nella superficie scultorea e restituiti come immagini dinamiche. Il materiale, pur nella sua solida consistenza, si apre così a una dimensione immateriale in cui spazio, luce, movimento e presenza dello spettatore entrano a far parte dell’opera.
Il riflesso diventa quindi uno strumento critico che attiva una lettura molteplice dello spazio, trasformandolo in un campo percettivo in continua ridefinizione.
Il lavoro di Xhixha non si limita a inserirsi nel contesto che “abita”, ma lo attraversa e lo riattiva. Il riflesso si configura come un dispositivo di continuità tra passato e presente: la memoria del luogo viene restituita attraverso immagini in trasformazione, mentre il presente si inscrive sulla superficie della scultura partecipando alla costruzione fisica e poetica dell’opera d’arte.
Where
Via del Clivo di Scauro, Roma (RM), in prossimità della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo al Celio