Una grande mostra sull'arte in cera tra il Cinque e il Seicento.
Oltre novanta le opere, ci sono anche dipinti, sculture, cammei, pietre dure; tanti e rilevanti i prestiti, con capolavori che tornano a Firenze dopo secoli. In mostra anche un'opera rarissima di Gaetano Zumbo appena acquisita dal museo, la "Corruzione dei corpi".
La mostra, curata da Valentina Conticelli e Andrea Daninos, è la prima ad essere dedicata alle collezioni fiorentine d’arte ceroplastica tra XVI e XVII secolo.
Già dal titolo, l’esposizione si pone l’obiettivo di far rivivere un ambito creativo perduto, dalla storia antichissima: quello della produzione di immagini in cera, in gran parte scomparse a causa della deperibilità del materiale. Testimonianze di questa tradizione sono tramandate, fin dal I secolo d. C., nella Storia Naturale di Plinio il Vecchio. L’autore romano riporta a sua volta usanze ancestrali, nate probabilmente dall’uso etrusco delle maschere mortuarie, divenute poi ritratti fisiognomici con la funzione di simulacri per il culto degli antenati.
L’arte della cera sarebbe rimasta sempre viva nella sensibilità popolare (fino ad arrivare agli ex voto che ancora oggi si affidano alle fiamme sacre dei santuari cristiani) e avrebbe conosciuto un momento di particolare ritorno nel novero delle belle arti proprio nella Firenze medicea tra il Quattrocento e la fine del Seicento.
Morbida e neutra, se lavorata dalle abilissime mani degli scultori rinascimentali e barocchi, che sapevano renderla policroma plasmando rilievi e sculture simili al vero, poteva dare sostanza a volti e corpi nella forma di immagini perenni.
Con la cultura barocca, ossessionata dal passaggio del tempo, questa materia organica nata dalle api, che per la sua natura malleabile imita le caratteristiche della pelle come nessun’altra, viene esaltata nel dar forma al corpo vivo e al suo dissolversi.
Obiettivo di ‘Cera una volta’ è farne conoscere l’arte - oggi quasi ignorata - nel tempo del suo massimo splendore, quando non soltanto per i santuari, ma anche per le raccolte principesche veniva avidamente ricercata, giungendo a forme elevatissime di virtuosismo.
Nel contesto di una storia dimenticata e ora ritrovata nella sua sorprendente meraviglia, l’allestimento proporrà alcune opere un tempo esibite nella Tribuna degli Uffizi e a Palazzo Pitti, alienate dalle collezioni alla fine del Settecento: dopo secoli torneranno per la prima volta nel museo.
Circa 90, complessivamente, i lavori esposti, con tanti prestiti in arrivo da altri musei: oltre alla vasta selezione di cere, dipinti, sculture, cammei e opere in pietra dura. Vi si potranno ammirare l’Anima urlante all’Inferno attribuita a Giulio de’ Grazia e la celebre maschera funebre in gesso di Lorenzo il Magnifico, realizzata dallo scultore Orsino Benintendi.
Un’intera sala sarà dedicata al massimo scultore in cera attivo a Firenze alla fine del Seicento: Gaetano Giulio Zumbo.
Dove
Piazzale degli Uffizi, 6, 50122 Firenze. Piano terreno della Galleria degli Uffizi
Info aggiuntive
Il percorso della mostra comprende il passaggio attraverso spazi bui o parzialmente chiusi. Invitiamo le persone che soffrono di claustrofobia, ansia, disagio in ambienti oscuri o altre difficoltà similari a prestare particolare attenzione prima di procedere.
Per qualsiasi necessità o dubbio, il personale di sala è a disposizione.
Grazie per la collaborazione.
ACQUISTA QUI IL BIGLIETTO DI INGRESSO ALLA MOSTRA
il biglietto di ingresso alla Mostra NON INCLUDE l'ingresso agli Uffizi