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  • Cassine
    COMPLESSO CONVENTUALE DI SAN FRANCESCO MUSEO D’ARTE SACRA “PAOLA BENZO DAPINO”

COMPLESSO CONVENTUALE DI SAN FRANCESCO MUSEO D’ARTE SACRA “PAOLA BENZO DAPINO”

Alessandria - Cassine
Musei

 

COMPLESSO CONVENTUALE DI SAN FRANCESCO (SEC XIII)
Il complesso francescano fu fatto edificare dai Francescani Minori Conventuali, giunti a Cassine intorno al 1232.
Ne è prova il testamento di Cesare Canefri, in cui alcuni suoi beni venivano lasciati per la costruzione della chiesa di San Francesco: "in laborerio eiusdem ecclesiae". Essi si insediarono inizialmente "extra muros", come ogni nuova comunità mendicante, presso l'ingresso settentrionale del paese nella chiesetta di San Secondo, successivamente si stabilirono nella sede del centro urbano appena costruita.
La data di edificazione è tuttora incerta, probabilmente l'inizio della costruzione è prossima al 1291 e l'ultimazione intorno al 1327, in relazione ad una bolla pontificia del Papa Giovanni XXII, in cui era concesso ai frati di trasferirsi entro il castrum.
Il Persoglio riferisce che San Francesco fu fatta edificare da Roberto d'Angiò, re di Napoli in memoria del fratello ormai deceduto, il Vescovo francescano San Ludovico da Tolosa, poichè aveva abdicato in suo favore.
L'esame di documento del 1428 ed un decreto del Vescovo Bonifacio Sigismondi del 1434, in cui si fa riferimento al trasporto della parrocchiale da San Michele de Castro a San Giacomo, fa supporre una conferma tardiva degli elementi precedentemente riferiti. I verbali delle visite pastorali, a partire dal 1577, ci informano della presenza delle varie cappelle che i frati avevano concesso di edificare a famiglie e confraternite. Nel 1623 si eseguirono lavori di rivestimento in muratura dei pilastri gotici e di tinteggiatura, per adeguarsi alle esigenze dei tempi; tali rivestimenti, nelle prime due campate a partire dal presbiterio, sono statia sportati durante i restauri operati nel 1925.
In occasione dell'arrivo nel 1713 delle reliquie di Sant'Urbano Martire, la chiesa ebbe un globale intervento di restauro e trasformazione, come evidenziano ancora numerose cappelle del lato meridionale.
Recentemente, attraverso sondaggi sui primi due pilastri rettangolari, risparmiati dall'intervento di restauro del 1925, è stato accertato l'inglobamento di ampie colonne non rimesse a vista in funzione delle attuali metodologie che mirano alla conservazione degli elementi successivi, altrettanto importanti degli originali.
Inoltre nel sottotetto sono visibili gli ampi archi ogivali, insistenti sui pilastri e sulla controfacciata, successivamente mascherati con archi a tutto sesto, apposti nel corso della costruzione delle volte nervate.
In seguito alla soppressione napoleonica del convento, avvenuta per decreto nel 1802, i frati furono trasferiti nel convento di Moncalieri e tornarono nel 1830; nel decennio successivo furono sostituiti dai Padri Cappuccini, Il convento fu definitivamente soppresso e incamerato nei beni dello Stato quando nel 1858 il Comune di Cassine lo acquistò adibendolo ad uso scolastico, funzione che sviluppa ancora ai nostri giorni, mentre la chiesa fu curata da alcune confraternite, svolgendo, come nei secoli passati, un ruolo unificante tra le varie parrocchie di Cassine. La chiesa è uno dei pochi significativi esempi in Piemonte di architettura gotica lombarda, con derivazioni cistercensi.
L'edificio è orientato, con l'abside a levante e facciata a ponente, e ricalca lo schema costruttivo in uso alle costruzioni francescane trecentesche: pianta basilicale a tre navate, di cui la maggiore costruita da tre campate coperte da volte a crociera rialzata su archi ogivali, sorretta da costoloni caretani, compresa l'abside a pianta quadrate; le rimanenti due osno con volte a crociera nervata, su archi a tutto sesto.
Le prime due campate orientali della navata maggiore, sono a base rettangolare, affiancate da un numero doppio di campate minori a pianta quadrata; le due rimanenti campate centrali sono a base quadrata, affiancate ai lati da altrettante campate rettangolari.
I pilastri, alternati a colonne, sono a sezione rettangolare con semicolonne su tre lati, il quarto lato resta piatto, con in alto un capitello pensile, rivolto scambievolmente verso le navate minori; i capitelli pensili verso la navata maggiore sono posti ad un'altezza inferiore rispetto a tutti gli altri capitelli, sorreggendo semicolonne di ribattura.
Altri capitelli pensili sono inseriti sulle pareti laterali: sistema per conferire maggior spazialità alle navate. I pilastri e le colonne sono caratterizzati cromaticamente da fasce alternate in cotto ed arenaria, così come negli archi ad ogiva e, dove questi sono ricoperti da intonaco, compare una decorazione a finti conci lapidei.
I capitelli sono cariamente cubici, con la curvatura inferiore arrotondata e segnata da un'incisione; altri sono con foglie a crochet, su corpo scampanato verso l'alto e conservano, come quelli cubici, tracce di policromia.

 

MUSEO D’ARTE SACRA “PAOLA BENZO DAPINO”
Il Museo è inserito nell’ex complesso conventuale della chiesa di San Francesco di Cassine, appartenuto all’ordine dei Frati Conventuali Minori.

  • La Sala capitolare (sec. XIV)

È il luogo in cui si riuniva il collegio dei frati, ossia il capitolo. Essa fu anche utilizzata da laici per la stesura di atti.
Il ciclo pittorico alle pareti, eseguito ad affresco attorno al terzo decennio del XIV secolo, conduce ad una cultura lombarda del gotico internazionale legata all’orbita del maestro della tomba Fissiraga in San Francesco di Lodi.
Le scene sono scandite geometricamente da un fregio geometrico finto cosmatesco e raffigurano al centro della parete orientale una Crocifissione affollata da vari personaggi, con annotazioni di costume. Sul lato destro compaiono San Francesco e San Giacomo.
Sulla parete settentrionale sono effigiate le Storie dei Magi e l’Adorazione del Bambino in braccio alla Vergine assisa in trono. Sulla parete opposta è ancora la Vergine col Bambino in trono e raffigurazioni di santi che trovano riscontro nel culto locale; tra loro compaiono Sant’Antonio Abate, Santa Caterina d’Alessandria e San Giorgio.
Superiormente alle scene corre un fregio che racchiude clipei con profeti, intercalati da motivi fogliari.
Nelle vetrine sono esposti alcuni reliquiari lignei, dipinti e dorati, appartenenti ad un unico complesso, parzialmente esposto, pervenuto da Roma il 14 ottobre 1713 per donazione del vicegerente Domenico
Zauli e del cardinale Gaspare di Carpegna, dietro supplica del padre francescano Giuseppe Maria Bruni di Cassine ed in dotazione alla chiesa di San Francesco.
Tale donazione era rilasciata a corredo delle spoglie di Sant’Urbano Martire, venerate in chiesa.
La serie dei reliquiari comprende varie statue di santi tra cui quella di San Francesco, San Pio V, San Giuseppe, Santa Caterina di Alessandria, coppie di angeli, due braccia con le reliquie di San Biagio e Sant’Alessandro, i busti dei dodici Apostoli ed altre reliquie ancora. Furono eseguiti tra il 1710 e il 1711, probabilmente da Sebastiano Ippoliti e dalla sua bottega romana.
Altro reliquiario d’insigne importanza, custodito in apposita teca, è quello del triregno funebre del papa San Pio V. Il triregno, come indica una scritta su lamina metallica, fu quello con cui il pontefice fu traslato nel sepolcro della cappella del Presepe in Santa Maria Maggiore a Roma e portato nel convento cassinese dal confratello “Fra Ioseph Mariae de Cassinis”. La datazione del triregno potrebbe porsi al 1588, momento del trasferimento dalla prima sepoltura del 1572 nella basilica di San Pietro. In occasione delle ricognizioni del 1697 – 1698, quando la salma fu traslata nel mausoleo della cappella Sistina in Santa Maria Maggiore, il triregno venne consegnato all’arcivescovo Domenico Zauli e questi, successivamente, la consegnò al frate cassinese in favore del convento di San Francesco.
Nella Sala capitolare sono ancora esposti due Crocifissi lignei policromi di ambito alessandrino, databili tra XV– XVI secolo, e un capolavoro dello stesso periodo, di scultore piemontese – lombardo, costituito dalla statua in legno policromo di Sant’Antonio Abate.
 

  • La sacrestia

L’ambiente, di origine contemporanea alla Sala capitolare, nel 1713 fu modificato in occasione del giungere da Roma delle spoglie di Sant’Urbano martire. In quell’occasione furono inseriti i due grandi armadi ancora esistenti e, sulla parete orientale, fu realizzato l’altare in muratura sovrastato dall’affresco della Vergine col Bambino e i Santi Matteo e Bonaventura, attribuibile a Giovanni Monevi. Il vano si presentava in precario stato di conservazione per il disuso funzionale, a causa dell’estinzione delle confraternite subentrate ai padri francescani.
Durante il restauro degli armadi è emerso sulla parete settentrionale un affresco del 1532, con la stessa iconografia dell’altare settecentesco. Inoltre sulla stessa parete è apparsa una decorazione a graticcio appartenente a una fase pittorica tardo-medioevale.
Sul lato opposto è stato rinvenuto il dipinto di un cavaliere munito di scudo e vessillo con croce. Il soffitto a cassettoni lignei è tardo medioevale.
Sul lato destro dell’altare è esposta una tela ottocentesca, che costituiva la terza fase di trasformazione
Della sacristia, successiva agli affreschi del 1532 sulla parete nord e del 1713 sulla stessa parete.
Il dipinto era originariamente inserito in una cornice in stucco, sovrapposta sull’affresco a lato di analogo soggetto, come testimoniano le lacune dell’intonaco dipinto.
Completano gli arredi di quest’ambiente una scultura lignea seicentesca dell’Ecce Homo.
Nell’armadio addossato alla parete meridionale sono esposti quattro maestosi reliquiari del settecento in lamina d’argento. Inoltre compare il reliquiario della Vera Croce del XVIII secolo. 
 

  • La quadreria

La terza sala, adibita a quadreria ed originariamente stanza di collegamento tra la sacrestia e la chiesa, sono esposte la serie delle quattordici tele di una Via Crucis, dipinta nel 1796 e firmata dal bolognese Pietro Fancelli; una sequenza di tele sei-settecentesche degli Apostoli di pittore anonimo e la pala della Vergine col Bambino tra San Francesco e San Biagio, opera della fine del cinquecento attribuibile al pittore alessandrino Giorgio Soleri.
Durante il restauro sono stati individuati strati pittorici sovrapposti: è emerso che la figura di San Francesco è stata dipinta su una precedente raffigurazione di un santo Vescovo.

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Come Arrivare

Piazza Vittorio Veneto 3, Cassine (AL)

Servizi e Accessibilità

visite didattiche gruppi

Info e Prenotazioni

+39 0144 715151

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Biglietteria

In Mostra "Pitture del Rinascimento e del Barocco" da sabato 13 luglio a sabato 28 settembre.
E' possibile visitare l'esposizione il sabato e domenica dalle ore 16.00 alle ore 19.00

Tariffe

Intero: € 4.00

Ridotto: € 3.00

Altre Riduzioni
  • € 2.00 per gruppi di oltre 10 persone

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Orario

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Sabato e Domenica 16:00 - 19:00

 

Domenica 15:00 -18:00

 

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