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La Galleria Nazionale

Roma
Musei

 

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea nasce a Roma nel 1883 per rappresentare l’arte nazionale del nuovo Stato unitario. Inizialmente non ha né una collezione, alla quale si comincia a provvedere con acquisti alle esposizioni nazionali, né una sede. Si trova una collocazione provvisoria al Palazzo delle Esposizioni di Roma, inaugurato poco tempo prima. Il Consiglio di Belle Arti prende in esame palazzi storici, ex conventi e altri edifici di proprietà demaniale, ma le scelte sono scartate per ristrettezza degli spazi o inadeguatezza delle strutture. La coabitazione fra la crescente collezione della Galleria e le mostre temporanee ospitate al Palazzo delle Esposizioni diventa in breve tempo conflittuale. La soluzione si trova nel 1911 quando il Padiglione delle Belle Arti costruito da Cesare Bazzani a Valle Giulia, in occasione dell’Esposizione Internazionale, è acquisito per la nuova Galleria.

All’inizio la scelta del luogo è criticata perché fuori mano e mal collegata al centro della città, ma la vicinanza con Villa Borghese, appena aperta al pubblico, la posizione fra il Museo Etrusco e la Galleria Borghese, la presenza delle accademie straniere rendono la soluzione particolarmente suggestiva e sembrano concretizzare il sogno di Bazzani di “un’ideale città dell’arte”. Il progetto dell’edificio intende evocare un “tempio dell’arte” con una scalinata monumentale di accesso al pronao del corpo centrale, fiancheggiato da due lunghe ali laterali scandite da lesene. Un disegno architettonico nitido e sobrio, percorso nella fascia superiore da tre fregi ad altorilievo: Il corteo della Bellezza e della Forza di Ermenegildo Luppi a sinistra; Il corteo della Vita e del Lavoro di Adolfo Laurenti a destra; L’artista e le battaglie artistiche di Giovanni Prini al centro, all’interno del pronao. Le quattro sculture di coronamento rappresentano L’Architettura e La Pittura (a sinistra); La Scultura e La Decorazione (a destra). All’interno le sale sono distribuite funzionalmente intorno al Salone delle Cerimonie. Sono ambienti ampi, illuminati dall’alto di luce naturale tramite lucernai; da ogni lato del palazzo ampie vetrate rendono visibili i giardini e i cortili, creando un continuo rapporto fra interno ed esterno. Il 30 giugno 1913 il Padiglione di Belle Arti è consegnato al Ministero e nel luglio del 1915 la Galleria completa il trasloco dal Palazzo delle Esposizioni.

Gli ambienti deI palazzo si rivelano da subito insufficienti per una collezione in crescita e pertanto nel 1933 si affida allo stesso Bazzani la progettazione di un ampliamento nel terreno retrostante. Il nuovo corpo di fabbrica, che raddoppia la superficie espositiva, non è però immediatamente disponibile perché nel 1934, appena concluso, deve ospitare la Mostra d’Arte Sacra in omaggio ai Patti Lateranensi e, dopo la chiusura al Palazzo delle Esposizioni, la Mostra della Rivoluzione Fascista. Nell’esiguità degli spazi liberi, il Direttore Roberto Papini, dovendo rinunciare a una presentazione della collezione secondo un’ottica ormai novecentesca, punta sulla rotazione delle opere attraverso mostre temporanee e “sale di consultazione” per quelle non esposte al pubblico. Per guadagnare superficie espositiva usa tramezzi; elimina i colori alle pareti, le boiseries e le cornici delle porte; realizza un allestimento povero per necessità, ma di gusto quasi modernista.

Dopo una temporanea chiusura a causa della seconda guerra mondiale, si rende necessario il restauro di gran parte dell’edificio e in particolare dell’ampliamento del 1933. Alla riapertura, la Soprintendente Palma Bucarelli è consapevole della necessità di aggiornare la Galleria secondo criteri museografici moderni, dopo il ventennio di autarchia fascista. Il nuovo ordinamento da lei voluto negli anni successivi delinea verticalmente rispetto all’edificio il settore del XIX secolo (1966) e quello del XX secolo (1968), seguendo un percorso rotatorio in senso orario da sinistra verso destra. Nell’ala sinistra una nuova scala collega il piano inferiore del 1911 con il piano superiore del 1933; riprendendo le idee del Direttore Papini, sono definitivamente eliminate le boiserie in legno e le cornici di travertino nelle porte dell’ampliamento, abbassate anche in altezza. Le pareti hanno ora colori chiari; i pannelli ovunque moltiplicano gli ambienti; i grandi saloni sono coperti da velari che schermano l’illuminazione ora derivata da tubi fluorescenti con sospensioni metalliche. I velari e i pannelli saranno rimossi negli anni ’70 dal Soprintendente Giorgio De Marchis. L’allestimento della Sala Medardo Rosso è curato dall’architetto Luciano Rubino, mentre le opere di Vincenzo Gemito sono collocate in nicchie lungo il corridoio-veranda. L’arte cinetica è valorizzata dall’esposizione in un ambiente volutamente buio. Per la prima volta si presentano la sala della grafica e un’esposizione permanente di sculture all’aperto nei giardini antistanti l’edificio.

In previsione dei futuri sviluppi della raccolta, già nel 1956 si era iniziato a progettare un ulteriore ampliamento sul retro del corpo di fabbrica del 1933; nel 1960 Palma Bucarelli e Giulio Carlo Argan contattano Walter Gropius, che fa un primo sopralluogo, disegni e fotografie, ma senza poter procedere per mancanza di finanziamenti. Nel 1967 l’incarico è affidato all’architetto Luigi Cosenza ma il decreto di autorizzazione è approvato solo nel 1973.

Per Bucarelli l’ampliamento Cosenza è destinato all’arte contemporanea, ma non solo; architetto e Soprintendente condividono infatti un’idea di museo con finalità educative, centro propulsivo e di aggregazione di iniziative culturali. Secondo questa visione nella nuova costruzione sono previsti spazi per l’auditorium e per i giardini.

Nel 1984, alla morte di Cosenza, l’edificio non è terminato. Quattro anni più tardi, durante la soprintendenza di Augusta Monferini, sarà aperta al pubblico la sola parte compiuta, con una mostra celebrativa della sua attività. Nel frattempo, dal 1983, il museo chiude temporaneamente per importanti interventi di adeguamento e messa a norma degli impianti. I lavori riguardano principalmente l’ala destra del palazzo, nella quale l’allora curatore Bruno Mantura espone protagonisti e movimenti del Novecento, dando ampio spazio alla scultura. L’allestimento è opera di Costantino Dardi: il grande salone centrale è scandito da pannelli modulari che creano altrettanti ambienti espositivi. Alla sommità di ciascun pannello sono poste strutture leggere con vele triangolari che schermano le fonti di luce artificiale, creando un collegamento visivo fra i pannelli e la verticalità del salone.

Nel 1999 si inaugura il nuovo ordinamento, voluto dalla Soprintendente Sandra Pinto, nel quale è la storia architettonica del palazzo a determinare la sequenza delle collezioni: l’edificio Bazzani del 1911 ospita l’Ottocento, con il ripristino di boiserie e colori alle pareti; l’ampliamento del 1933 il Novecento. L’ala Cosenza è destinata all’arte contemporanea dal 1968 al 2000, tenendo conto della nascita proprio in quegli anni del MAXXI, creato per documentare l’arte del XXI secolo.

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Come Arrivare

Roma, Viale delle Belle Arti 131

Metro: Linea A Fermata Flaminio
Bus: n.88, 95, 490, 495

Servizi e Accessibilità

visite didattiche singoli
visite didattiche gruppi
visite didattiche scuole
audioguide
bookshop
guardaroba
ristorante
caffetteria
sito accessibile

Info e Prenotazioni

dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00
il sabato dalle 9.00 alle 14.00
 

+39 06 399 67 051

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Biglietteria

Biglietto unico Galleria (comprensivo delle mostre)

Tariffe

Intero: € 10

Ridotto: € 5

Cittadini UE tra i 18 e i 24 anni

Altre Riduzioni
  • - cittadini di età compresa tra i 18 e i 24 anni compiuti della della Comunità Europea in base alla legge 28.09.1999 n. 275, e successive integrazioni tramite lettere ministeriali.
    (Austria,Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca,Estonia,Finlandia, Francia, Germania, Grecia,Irlanda,Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Ungheria, Confederazione Svizzera (Svizzera, Norvegia, Liechtenstein, Islanda).

    - docenti della Comunità Europea con incarico a tempo indeterminato delle scuole statali.

Gratuito: Cittadini sotto i 18 anni della Comunità Europea ed extracomunitari

 

Altre condizioni di gratuità
  • - guide turistiche della Unione Europea nell'esercizio della propria attività professionale;
    - interpreti turistici della Unione Europea nell'esercizio della propria attività professionale;  
    - dipendenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali;
    - membri di ICOM (International Council of Museum);
    - membri di ICCROM (International organization for conservation of cultural heritage);

    - gruppi o comitive di studenti delle scuole pubbliche e private della Unione Europea previa prenotazione accompagnati da un insegnante ogni 10 alunni;

    - docenti e studenti delle facoltà di Architettura, Conservazione dei beni culturali, Scienze della formazione e corsi di laurea in Lettere o Materie letterarie con indirizzo archeologico o storico-artistico delle università e delle accademie di belle arti  ed iscritti alle rispettive scuole di perfezionamento, specializzazione e ai dottorandi di ricerca nelle sopraddette discipline di TUTTI i paesi membri dell'Unione Europea. Il biglietto è rilasciato agli studenti mediante esibizione del certificato di iscrizione per l'anno accademico in corso;

    - studenti Socrates ed Erasmus delle suddette discipline;docenti di Storia dell'Arte degli Istituti liceali;- studenti delle scuole di: Istituto Centrale del Restauro, Opificio delle Pietre Dure, Scuola per il Restauro del Mosaico;- Dipendenti del Ministero dei Beni Culturaligiornalisti iscritti all'albo nazionale e giornalisti provenienti da qualsiasi altro paese, nell'espletamento delle loro funzioni e previa esibizione di idoneo documento comprovante l'attività professionale svolta; 

    - cittadini della Unione Europea portatori di handicap ed un loro familiare o accompagnatore appartenente ai servizi di assistenza socio-sanitaria;

    - operatori delle associazioni di volontariato che svolgono, in base alle convenzioni in essere stipulate con il Ministero, ai sensi dell'art. 112, comma 8, del Codice, attività di promozione e diffusione della conoscenza dei beni culturali; 

    - possessori della "carta dello studente";

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Visite Didattiche

Singoli
  • visite singoli: 

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    La visita intende focalizzare l'attenzione sul concetto complesso e spesso sfuggente di contemporaneo e arte contemporanea. Il nuovo allestimento della mostra Time is out of joint intende riproporre, infatti, la dimensione artistica come completamente immersa nel tempo odierno, un tempo mutevole, non lineare, contraddittorio, "fuori sesto" appunto. Ai visitatori verrà mostrato, con un itinerario circolare attraverso le opere dei quattro saloni principali, come spesso l'arte e gli artisti, ciascuno nel loro tempo, abbiano creato una dissonanza, una rottura rispetto alla loro epoca con opere fortemente diverse dalla tradizione e che spesso suscitarono scandalo e ne condizionarono il successo. Gli accostamenti della mostra stimolano inediti associazioni e contrasti che spingono il visitatore proprio ad individuare questi processi e queste riflessioni. 

    dal 26 novembre 2016 al 29 gennaio 2017

    - orario: ore 11.00 e ore 15.30
    - lingua: italiano
    - partecipanti: max 30 persone - durata: 75 minuti  
    -  costo: € 5,00 + biglietto d'ingresso al Museo
    - prenotazione: consigliata , call center +39 06 399 67 450


     

Gruppi
  • - orario: a scelta 
    - lingua: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco 
    - partecipanti: max 30 persone - durata: 2 ore
    - costo: € 200.00
    - prenotazione: obbligatoria, call center +39 06 399 67 450
Scuole

Audioguide

Lingue
  • italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco
Durata
  • 1 ora
Costo
  • € 6

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Orario

Aperto

08.30 - 19.30

dal martedì alla domenica

ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura

Chiuso

Lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre

Biglietteria

Chiude 45 minuti prima 

 

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